2008/08/10

Telefonate inurbane


All'esaltazione collettiva di parte degli italiani, alimentata da ogni medaglia conseguita (meglio di metallo pregiato) non fa eccezione il primo cittadino del nostro bel paese, il quale si affretta a chiamare al telefono gli olimpionici azzurri per esprimere loro le felicitazioni della nazione tutta.
Diceva un brillante conterraneo di chi scrive che "gli italiani accorrono sempre in soccorso del vincitore" e chi è più italiano del Presidente?
Tuttavia non ci si può certo lamentare di tale comportamento, anzi, abbiamo imparato ad amare forse dall'esultanza di Pertini ai sofferti mondiali di Spagna'82 la vicinanza delle istituzioni al nostro sentimento irrazionale di tifo sportivo.
Ciò che lascia riflettere invece è il messaggio che sempre più traspare dai comportamenti del CONI e delle altre istituzioni nei confronti dello sport; che conta soltanto primeggiare e conseguire le preziose medaglie, tutti gli altri aspetti, probabilmente altrettanto meravigliosi, quello umano di sofferenza, amicizia, gratitudine, fratellanza, impegno e così via, non hanno più importanza alcuna.
Al termine di una gara svolta stringendo i denti per un problema al tendine, la piccola grande della ginnastica italiana Vanessa Ferrari purtroppo non riesce nell'impresa di illuminare ancora il mondo come un paio di anni fa. Così in un'intervista nel dopo gara, iniziata con il piglio serio e greve tipico italiano di ogni approccio post-sconfitta il peso di tanta responsabilità diventa insopportabile per le pur atletiche spalle della diciassettenne e la piccola Vanessa si lascia andare più che legittimamente alla commozione.
Questo aneddoto colpisce più del mero risultato sportivo (che non a caso si omette) perché dimostra quanto umano e vicino a noi spettatori sia un campione olimpico, che come noi può piangere e addirittura noi come lui possiamo ottenere risultati straordinari attraverso tanto impegno.
Ma per la nazione le lacrime di una campionessa di diciassette anni che ci aveva abituati ad imprese straordinarie e che incappa in una gara imperfetta non meritano una telefonata né di congratulazioni per l'abnegazione comunque dimostrata in questi anni e né tantomeno di consolazione.
Bene così Italia, avanti la prossima medaglia, ma meglio di metallo pregiato.

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