2008/08/26

Propaganda teleolimpica

Propaganda teleolimpica

Avrei voluto commentare questi Giochi Olimpici fino al loro epilogo, ma forse, considerando che quanto esce da Pechino è solo una minima parte di ciò che realmente avviene e non certo la più vera, preferisco fermarmi qui e non prestarmi ancora a essere un terminale di questa propaganda teleolimpica di tipo politico, economico, commerciale e pseudosportivo.

E' bene ricordare che non solo quelli di Pechino 2008 ma tutti i Giochi Olimpici dell'era moderna non sono altro che una contraffazione malriuscita dove non distorta ad arte di quelli antichi. Questi eventi organizzati dal CIO hanno in comune con le Olimpiadi tanto quanto la Tour Eiffel o le piramidi dei casinò di Las Vegas hanno con i monumenti originali in Francia ed Egitto. Con la differenza che in questo caso nessuno si sognerebbe di sostenere il contrario.

2008/08/25

Una giuria di regime per la ginnastica ritmica

La giuria
E' pur vero che si poteva mettere in conto qualche imparzialità da parte della giuria, tuttavia era difficilmente prevedibile uno scandalo di tale entità, in cui si è favorito platealmente una Cina con un esercizio senza troppe pretese, presentatasi ai Giochi con l'ottavo posto e giunta miracolosamente seconda, una Russia pur sempre temibile ma in quest'occasione imperfetta  e decisamente sopravvalutata, ed una Bielorussia danneggiata anch'essa rispetto alle precedenti ma favorita rispetto alle azzurre cui, come dirà l'allenatrice Maccarani,  sarebbe stato stretto addirittura il bronzo. Sostanzialmente non sono state valutate correttamente le difficoltà degli esercizi e le rispettive esecuzioni, soprattutto in cerchi e clavette.

Il podio che ne deriva è impietoso; Oro alle russe con 35,550 punti, argento alle cinesi con 35,225, bronzo alle bielorusse con 34,900 ed infine solo il quarto posto alle italiane con 34,425 punti, che pure venivano dall'argento di Atene e si presentavano con grandi ambizioni, confermate peraltro da esecuzioni eccellenti.

Purtroppo fra i molti limiti di questa disciplina quello più difficile da sopportare per chi la pratica e si impegna con enormi sacrifici per anni, è  il fatto che questa non sia misurata come la maggior parte delle altre (dove pure non sono rari i casi di favoritismo) bensì giudicata da persone condizionabili o peggio corruttibili. Considerazioni ovvie queste, che hanno richiesto l'intervento del presidente federale Riccardo Agabio, che arriva a dichiarare: "Il podio era stato deciso mesi fa. Al presidente della Federazione internazionale, Bruno Grandi, dico chiaramente che bisogna trovare una soluzione per tutto questo, altrimenti sarà un fallimento"

Tanto perché i "reggenti" continuano a sostenere che sport e politica devono mantenersi su piani separati, la Santoni giustamente osserverà amaramente: "e' difficile competere con la politica..." ed alle spalle dei tanti atleti che si giocano anni di impegno la Cina continua la sua corsa inarrestabile al primato in questo che sta diventando un  lungo spot televisivo di regime impartito al mondo.

La parola alla giuria.

2008/08/23

Un calcio alle Olimpiadi


Dopo aver cantato le lodi di un grandissimo atleta caraibico, il jamaicano Bolt si viene ora a raccontare le gesta di un altro atleta caraibico, il cubano Angel Valodia Matos che a modo suo lascia anch'egli il suo segno in questi Giochi Olimpici.

In occasione del match di Taekwondo per la medaglia di bronzo il cubano passa in breve tempo dal codurre il combattimento ad una situazione di svantaggio ed alla sconfitta dichiarata dall'arbitro per non aver rispettato il tempo. A quel punto non tanto lui ma il suo allenatore non ci sta ed invade il tatami iniziando a contestare verbalmente la decisione arbitrale. Decisioni arbitrali che per la verità sono state spesso dubbie in questa ed altre discipline.

Ma tornando al fattaccio, proprio quando la contestazione sembrava scemare ecco che Matos colpisce l'arbitro principale al viso con un calcio alto.

Immediatamente è seguita la squalifica (sia per Matos che per il suo allenatore) da parte della Federazione Internazionale di Taekwondo, la cui direzione si è riunita d'urgenza per l'accaduto, una squalifica a vita da tutte le competizioni per violazione dello spirito del taekwondo.

Premesso che chiaramente questi sono comportamenti da censurare sia sul piano umano che sportivo, gesti che ledono profondamente lo spirito di questa disciplina e di tutto lo sport, francamente (sebbene i Castro abbiano già espresso vicinanza all'atleta) questo ispira più compassione che disprezzo per quello che potrà essere il suo futuro in una terra, quella di Cuba, vessata da un regime che la presunta uscita di scena di Fidel Castro non ha ancora allentato.

2008/08/22

Una luce nel buio

Foto da www.margheritagranbassi.com


Il buio è quello dell'informazione extra-olimpica accuratamente controllata da CIO e Cina, la luce è quella di Margherita Granbassi, che, quando ormai nessuno o quasi ci sperava più, al termine dei Giochi Olimpici più blindati della storia, sferra un colpo di fioretto non inferiore a quelli che l'hanno resa celebre in gara; Una presa di posizione in favore del Dalai Lama e della causa tibetana con tanto di invito agli atleti di manifestare al termine della gara. Implicito nelle sue parole il rammarico per non essersi esposta prima e l'impotenza di fronte a scelte da parte del CIO sempre più difformi dal sentire comune di atleti ed opinione pubblica e sempre più aderenti agli interessi economici e politici.
Così, neanche a farlo apposta, accanto alla notizia su Margherita Granbassi, compare sugli organi d'informazione anche la notizia sulla soddisfazione espressa dal presidente del CIO Jacques Rogge circa la scelta di Pechino.

2008/08/21

Lezioni immorali


Nello stesso giorno in cui il CIO vergognosamente nega alla Spagna il diritto di manifestare il proprio dolore ed evidentemente non abbastanza contenti di tale manifestazioni di ottusità arriva la lezione "morale" del presidente Jacques Rogge al fresco artefice di due record del mondo Usain Bolt.

Venendo ai fatti il jamaicano dopo aver conquistato due ori nell'atletica leggera nelle specialità 100 e 200 metri maschili rispettivamente con 9"69 e 19"30 mandando in frantumi i precedenti record del mondo ha fatto ciò che chiunque si sentirebbe di fare a seguito di tale impresa, festeggiare ed esultare allegramente con una gioia che buca gli schermi televisivi, senza peraltro minimamente irridere i vinti.

Ma tutto ciò, assolutamente normale, non è piaciuto al CIO che attraverso il suo presidente accusa di scarso senso sportivo e mancanza di rispetto verso gli avversari il giovane atleta.

Risulta ridicolo che tale predica provenga proprio da quel CIO che deforma lo sport attraverso l'esaltazione abnorme del record e della prestazione d'élite, è proprio il caso di dire, ...da che pulpito!

Bandiere a mezz'asta


Oltre alla bandiera spagnola è giusto esporre anche questa bella bandiera della Georgia in segno di vicinanza verso questa popolazione martoriata dal recente conflitto con la Russia per la questione osseta. Anche in questo caso si ricorda, il CIO non aveva considerato legittima l'espressione del proprio lutto perché lesivo dello spettacolo a tutti i costi nella campana di vetro che avvolge Pechino in questi giorni di Giochi Olimpici.

Negazione di civiltà


Mercoledì 20 Agosto alle ore 14:45 all'aeroporto di Madrid Barajas un aereo Spanair diretto a Gran Canaria con 172 passeggeri si schianta in decollo, le vittime sono 153 ed i restanti 19 sono feriti. E' il più grave incidente aereo della storia dell'aviazione civile spagnola. La delegazione iberica chiede al CIO, il Comitato Olimpico Internazionale il permesso di esporre la bandiera a mezz'asta, un minuto di silenzio prima delle competizioni che vedono impegnati gli atleti spagnoli e la possibilità per questi di indossare una coccarda nera ed il lutto al braccio.

Si potrebbe pensare che tale richiesta sia una pura formalità che ovviamente deve essere accolta eppure non è così. Il CIO nella sua ricerca lucidamente folle di creare lo sport "in provetta" nega il permesso con la banale ed altrettanto assurda giustificazione che tale permesso era già stato negato pochi giorni prima alla Georgia. Per rimanere in ambito sportivo è un pò come dire che un arbitro deve commettere un errore perché ne aveva già commesso uno qualche giorno prima...

Ed ancora il CIO spiega che "...le manifestazioni pubbliche devono essere scoraggiate...", un'altra dimostrazione di grande umanità da parte dell'organizzazione che governa lo sport nel mondo, quella che si fa reggente dello sport nei suoi alti valori di lealtà, amicizia e fratellanza dei popoli.

Fortunatamente esistono ancora atleti e delegazioni che decidono di non sottostare alle direttive quando sono assurde, così molti atleti hanno comunque gareggiato con il lutto; nel calcio, nella 20Km di marcia femminile, nella vela, e visto che il CIO non si abbassa a commemorare una tragedia che ha colpito non solo la spagna ma famiglie di ogni dove, pur di non "rovinare" la splendida celebrazione della Cina, per quel che vale questo nostro gesto, ospiteremo qui la bandiera in memoria perpetua delle 153 vittime.

2008/08/18

Gli Stati dello sport

"Il Quarto Stato", Giuseppe Pellizza, 1901

"Il Quarto Stato" rappresenta i contadini ed altri lavoratori in sciopero, una categoria quella del proletariato che veniva dopo ed in contrapposizione agli altri tre stati; il clero, la nobiltà e la borghesia.

Venendo ai giorni nostri i Giochi Olimpici di Pechino 2008 sono finiti piuttosto bene per la scherma e miseramente per il calcio (battuti da un modesto Belgio ridotto in dieci uomini) e sia le schermitrici Vezzali, Trillini, Granbassi e Salvatori che i calciatori si ritrovano all'aeroporto, fra il check-in Air China ed il gate le campionesse scoprono che per loro (e per altri atleti come Minguzzi, oro nella lotta greco-romana) sono previsti biglietti di classe economica mentre i calciatori possono viaggiare in prima classe.

La disparità non è passata inosservata tra le intraprendenti schermitrici che si sono immediatamente lamentate del trattamento privilegiato ai mal sopportati eroi del pallone.

E' poi il capo delegazione del CONI Raffaele Pagnozzi che si appresta a spegnere la polemica spiegando che il Comitato Olimpico ha previsto biglietti uguali per tutti e che le differenze di trattamento sono dovute a decisioni delle singole federazioni. Pertanto nella fattispecie sarebbe la FIGC ad aver "premiato" la sua spedizione.

Pur essendo esaustiva la spiegazione, questo ennesimo episodio ha risollevato quello che è un malcontento diffuso negli altri sport verso lo strapotere del calcio in Italia, soprattutto in termini di visibilità e di cui la potenza economica è una conseguenza.

Al di là della resa spettacolare dei diversi sport che chiaramente non può essere uguale e quindi non possono piacere tutti al grande pubblico come il calcio effettivamente nel nostro paese c'è troppo poca visibilità per gli sport cosiddetti "minori" ma che spesso riescono pure a riscuotere un discreto successo quando vengono proposti, pensiamo per esempio al "fratello" del calcio, il Rugby che dopo tanti anni di oscurità è riuscito finalmente a farsi conoscere anche fra i meno attenti al mondo sportivo.

Tuttavia è opportuno notare in conclusione che come sappiamo spesso al peggio non c'è fine, e se gli atleti della scherma e di altri bellissimi e nobili sport se la passano male esiste un settore in Italia ancor più bistrattato, ovvero un "quarto stato" dello sport che non è il loro ma quello dello sport per tutti, inteso non solo come ente, ma più in senso lato come diffusione della pratica e della cultura sportiva, dell'accesso agli impianti e della promozione di corrette pratiche di attività fisica. Un settore che in realtà, vista l'importanza che ricopre per il suo stretto legame con la salute, dovrebbe sovrastare qualunque altro paradigma del mondo sportivo, ivi compresi i più blasonati sport olimpici.

2008/08/15

Fang Zhen; silenzioso eroe di Pechino

Il rivoltoso sconosciuto di piazza Tienanmen (Foto: Associated Press)

Era la notte del 4 giugno 1989 quando in piazza Tienanmen a Pechino i cingoli di un carro armato del governo cinese passarono sulle gambe dello studente Fang Zhen amputandogliele. La versione ufficiale come spesso accade nel leggere le versioni di regime è al tempo stesso ridicola, drammatica e sprezzante perché parla di semplice "incidente nel traffico".

Ma Fang Zhen è anche un atleta, lanciatore di disco e giavellotto in odore di nazionale. Così senza perdersi d'animo ha studiato Scienze Motorie all'Università e continuato ad allenarsi, ottenendo risultati straordinari e coltivando il sogno di partecipare alle Paralimpiadi di fine agosto a Pechino.

A questo punto arriva la beffa, ovvero il veto cinese alla sua partecipazione perché "colpevole" di aver preso parte alle proteste di diciannove anni fa. Ancora una volta la politica di basso livello si mescola allo sport, non basta il fatto che siano passati ormai così tanti anni, evidentemente è una ferita ancora aperta ed ancora troppo elevato è il timore del governo cinese che attraverso questo eroe si possa fornire l'ennesima immagine negativa del regime.

In realtà Fang Zhen avrebbe potuto già partecipare nel 1988 e nel 1992, ma l'autorità cinese non gli concesse mai il visto per recarsi all'estero. Ora che finalmente si presenta la possibilità di partecipare senza espatriare e gli viene negata anche questa, il silenzioso eroe nazionale decide di non rendere troppo plateale il suo caso «...a che cosa serve? Non dimentico i carri armati ma non mi va di rovinare una festa che noi cinesi abbiamo guadagnato e meritato...», un sentimento difficilmente condivisibile che dimostra l'entità dell'indottrinamento cinese, anche in chi non può certo essere considerato sostenitore.

Alla luce di quanto visto finora il rammarico è grande per questa ennesima occasione persa, in cui si poteva abbattere il muro che separa l'informazione interna della repubblica cinese con il resto del mondo permettendo alla popolazione cinese, spesso inconsapevole, di conoscere ciò che buono (ma anche cattivo) vi è oltre la rigida censura di regime.

Medaglie d'oro e facce di bronzo

©BOCOG

Spero che non me ne voglia il grande Oliviero Beha cui prendo in prestito questo splendido titolo di qualche giorno fa riferito ad altra tematica, ma lo faccio perché troppo bene e forse addirittura meglio, si addiceva all'argomento di oggi.
A seguito delle medaglie vinte si è sviluppato da parte di alcuni atleti un non molto edificante dibattito circa l'ammontare dei premi in denaro elargiti dal CONI, quindi in sostanza da tutti noi. Dibattito che ha portato la valida schermitrice Vezzali a buttare lì una richiesta di detassazione di tali premi, non si capisce bene a quale titolo visto che in cambio di tali prestazioni la grandissima parte di loro ha già ottenuto un lavoro (e di questi tempi non è poco) nei vari Corpi sportivi militari e di polizia.
Ma quel che è peggio, a quella che sembrava quasi una boutade dovuta all'euforia del momento giunge un'altrettanto dissennata risposta da parte del CONI, che per bocca del Presidente Petrucci dichiarava che se ne sarebbe potuto parlare, ed in breve tempo, con un'efficienza tutt'altro che italiana si arriva a trovare anche la soluzione per farlo. In Parlamento, quello stesso Parlamento che impiega anni per decidere se le strisce pedonali debbano essere bianche o gialle, partono progetti di legge per concedere la detassazione, poi, con un'ispirazione tutta da Repubblica delle banane arriva il solenne annuncio del CONI: "Sarà piú semplice aumentare ulteriormente i premi che agire per Legge". Così il CONI riceve piú soldi dallo Stato (sempre noi), e ne dà di piú ai bravi atleti in modo tale che non debbano percepire il peso della tassazione.
Non fa una piega.
Ma,
Di quanto stiamo parlando?
Leggendo Il Sole 24 Ore di oggi 14 Agosto scopriamo che quei noti sperperoni degli americani, sempre eccessivi in tutto figuriamoci nello sport premiano con ben 16.778 Euro la medaglia d'Oro, 10.067 l'Argento e 6.711 il Bronzo. Non sono certo cifre che cambiano la vita ma a coronamento dell'incommensurabile gioia di un alloro olimpico sono sicuramente preziose.
Bene allora a fronte del colosso USA quanto riusciamo a mettere insieme noi italiani "cò 'na scarpa e 'na ciavatta" noi paese in declino e triste, sorpassato anche da quelli in via di sviluppo e dall'Est Europa?
Noi, in questa ipotetica colletta fatta porta a porta abbiamo messo insieme solo 140.000 Euro per l'Oro, 75.000 Euro per l'Argento e gli spiccioli di 50.000 Euro per il Bronzo. Non è un errore di battitura, si tratta sempre di cifre lorde ma noi paghiamo l'Oro quasi 10 volte piú degli Stati Uniti e, visto che non ci facciamo mai mancare niente in questa particolare classifica siamo addirittura al primo posto assoluto mondiale con un distacco imbarazzante per la seconda (la Russia) che paga ben 40.000 Euro in meno per un Oro. Altri paesi notoriamente barbari come l'Australia addirittura pagano soltanto l’Oro (circa 11.000 Euro) e nulla per Argento e Bronzo.
Ma si sa, in Italia il carburante costa di piú, il latte in polvere costa di piú, è logico che anche questi metalli debbano costare di piú...
Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, i vertici dello sport italiano fanno di tutto per rompere il giocattolo e farci odiare anche ciò che in realtà amiamo, così al cittadino qualunque si deve strozzare l'urlo in gola ad ogni vittoria perchè quella può significare un pò piú di tasse o un pò meno servizi.
Probabilmente la verità e che il CONI si comporta sempre piú da Comitato Olimpico e sempre meno da Ministero dello Sport (che di fatto purtroppo pure è), sempre alla dissennata ricerca di medaglie ed ebbro per l'ottenimento di questi pochi effimeri allori si dimentica dello sport che la gente qualunque vorrebbe poter praticare, quello sport che fa bene e che non ambisce a primeggiare in questi o quei futili Giochi Olimpici ma che rende la gente piú felice, piú serena, e non ultimo piú in salute. Non sarà forse una mira appetibile per i nostri politicanti dello sport ma contribuirebbe a riportare il nostro paese a livelli di civiltà abbandonati da tempo.

2008/08/14

Lo spettacolo doveva continuare?

falling_angel

Il 27 luglio Liu Yan, talentuosa ventiseienne ballerina stava provando "La via della seta" (The silk road) per la cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici, consapevole che sarebbe stata per lei l'occasione della vita per mostrare dinanzi ad un pubblico di due milioni di spettatori la propria arte. Un veicolo trasportatore spostò senza avvisarla la piattaforma in cui Liu si trovava facendola cadere da un'altezza di tre metri.

Nonostante il trasporto all'ospedale militare dove fu operata per sei ore la diagnosi fu terribile; rottura della dodicesima vertebra con conseguente danno al midollo spinale; liu Yan non potrà ballare nè soprattutto camminare più.

La sua prima dichiarazione è stata: "cercherò ancora di portare bellezza nel mondo, in un modo o nell'altro".

Ma anche se il regista della cerimonia, Zhang Yimou, noto per il film "Lanterne rosse" commosso, la definisce "eroina del popolo", resta il fatto che la cerimonia si è fatta con una sostituta, come se nulla fosse, senza neanche una citazione, fra il chiasso e gli applausi di una festa finta che è invece un'autocelebrazione, nell'incapacità più profonda di ricordare il sacrificio di Liu e quello ancor più grande di tutti gli operai e lavoratori che hanno perso anche  la vita nei canteri aperti giorno e notte a ritmi vertiginosi. Tutto per la realizzazione di questa fiction sportiva che sono i Giochi Olimpici di Pechino 2008.

2008/08/13

Mangiare, nuotare, dormire


Con queste tre semplici parole Michael Phelps (nell'immagine di copertina) descrive all'emittente statunitense NBC, notizia riportata poi dal New York Post la sua giornata tipo. Già da queste si possono trarre alcuni spunti di riflessione su quanto impegno, quante rinunce, quanta costanza e forza di volontà ci vogliono, oltre che naturalmente una ottima predisposizione genetica, per essere non solo "un campione" ma "IL campione" d'elite.

Tuttavia, ciò che ha fatto maggiormente scalpore in tutto il pianeta è stata la descrizione della dieta cui è sottoposto per far funzionare al massimo quella macchina natatoria che è. Nello stupore e nello scetticismo (soprattutto dei non addetti ai lavori per la verità) si è diffusa anche l'esatta distribuzione di questa dieta che consta di ben 12'000 calorie in tre pasti da circa 4'000 Kcal ciascuno. Certamente, se consideriamo che un pari età del ventireenne di Baltimore assume circa 2'000 Kcal al giorno ci rendiamo conto di quanta sia la differenza, però il tutto va inquadrato in un contesto in cui si parla di un atleta con grandi masse muscolari (che sono fra i tessuti che consumano più energie), che queste masse muscolari sono sempre in moto per via di gare ed allenamenti, e che la quantità di calorie varia in funzione dell'impegno cui l'atleta è sottoposto.

Per la verità notizie circa diete abbondanti non sono una novità nè di questi tempi nè delle Olimpiadi moderne visto che già uno dei più famosi atleti antichi; Milone di Crotone mangiava ogni giorno 20 Mine (equivalenti ad 8,68 Kg) di carne, altrettanto pane e 3 Congi (pari a 10 L) di vino, tanto che Aristotele disse di lui: "bravo ma vorace". Ma per soddisfare la curiosità si può elencare anche gli alimenti che invece compongono il regime alimentare di Phelps:

La colazione (Breakfast of champions è proprio il caso di dire) prevede tre uova in padella con pane, formaggio, lattuga, pomodori, cipolle fritte e maionese, annaffiate da due tazze di caffè, una frittata di cinque uova, una scodella di fiocchi d'avena e cereali. Poi tre fette di french toast con zucchero a velo e per finire, tre piccole frittelle al cioccolato.

A pranzo troviamo mezzo chilo di pasta condita e due grandi panini con prosciutto, formaggio e maionese. Più una bevanda energetica capace di apportare 1'000 Kcal.

Anche a cena c'è la pasta, mezzo chilo circa, accompagnata da una pizza intera ed altre mille calorie di bevanda energetica.

Certamente per alcuni questa dieta rappresenta un vero e proprio sogno, ma al di là del fatto che in ogni caso sono troppe calorie per chiunque, anche per Phelps, e che quindi si tratta di un regime che ha un inizio ed una fine e non certo una dieta per la vita, questa notizia dovrebbe far capire a tutti quanto l'attività fisica riesca ad attenuare e controbilanciare anche qualche sfizio di troppo a tavola e magari ad entrare nell'ottica che si tratta di un bilancio in cui le entrate (alimentazione) non devono superare le uscite (soprattutto attività fisica) per cui più si mangia più si deve fare esercizio e viceversa. Ma tornando all'argomento iniziale non vi è dubbio che la raccomandazione più opportuna da fare è quella mutuata dal mondo del wrestling che ammonisce: "don't do this at home!"

2008/08/10

Telefonate inurbane


All'esaltazione collettiva di parte degli italiani, alimentata da ogni medaglia conseguita (meglio di metallo pregiato) non fa eccezione il primo cittadino del nostro bel paese, il quale si affretta a chiamare al telefono gli olimpionici azzurri per esprimere loro le felicitazioni della nazione tutta.
Diceva un brillante conterraneo di chi scrive che "gli italiani accorrono sempre in soccorso del vincitore" e chi è più italiano del Presidente?
Tuttavia non ci si può certo lamentare di tale comportamento, anzi, abbiamo imparato ad amare forse dall'esultanza di Pertini ai sofferti mondiali di Spagna'82 la vicinanza delle istituzioni al nostro sentimento irrazionale di tifo sportivo.
Ciò che lascia riflettere invece è il messaggio che sempre più traspare dai comportamenti del CONI e delle altre istituzioni nei confronti dello sport; che conta soltanto primeggiare e conseguire le preziose medaglie, tutti gli altri aspetti, probabilmente altrettanto meravigliosi, quello umano di sofferenza, amicizia, gratitudine, fratellanza, impegno e così via, non hanno più importanza alcuna.
Al termine di una gara svolta stringendo i denti per un problema al tendine, la piccola grande della ginnastica italiana Vanessa Ferrari purtroppo non riesce nell'impresa di illuminare ancora il mondo come un paio di anni fa. Così in un'intervista nel dopo gara, iniziata con il piglio serio e greve tipico italiano di ogni approccio post-sconfitta il peso di tanta responsabilità diventa insopportabile per le pur atletiche spalle della diciassettenne e la piccola Vanessa si lascia andare più che legittimamente alla commozione.
Questo aneddoto colpisce più del mero risultato sportivo (che non a caso si omette) perché dimostra quanto umano e vicino a noi spettatori sia un campione olimpico, che come noi può piangere e addirittura noi come lui possiamo ottenere risultati straordinari attraverso tanto impegno.
Ma per la nazione le lacrime di una campionessa di diciassette anni che ci aveva abituati ad imprese straordinarie e che incappa in una gara imperfetta non meritano una telefonata né di congratulazioni per l'abnegazione comunque dimostrata in questi anni e né tantomeno di consolazione.
Bene così Italia, avanti la prossima medaglia, ma meglio di metallo pregiato.

2008/08/09

La celebrazione della supremazìa

La propaganda del regime attraverso la cerimonia di apertura dei Giochi.
Foto: REUTERS / Jerry Lampen

Al motto “One world, One dream” si sono aperti i XXIX Giochi Olimpici di Pechino 2008, ma la splendida cerimonia di apertura ha confermato che l'unico vero sogno è quello di manifestare la propria supremazia da parte del regime cinese ricalcando ed anzi perfezionando i collaudati mezzi di propaganda dei regimi che si sono presentati al panorama internazionale negli ultimi cento anni.

Già a partire dalla sontuosa celebrazione di inizio la Cina sta riuscendo a mostrare al mondo la propria superiorità che si andrà palesando nei giorni seguenti nel medagliere, e lo sta facendo con ogni mezzo nel pieno rispetto del machiavellico principio in cui il fine giustifica i mezzi.

A parte qualche piccola sbavatura e qualche trucchetto di troppo (fuochi d'artificio finti, bambina che canta in playback) le interminabili quattro ore, minuto più minuto meno, di spettacolo hanno percorso quanto di meglio c'è nella cultura cinese, pur con qualche scivolone militarista che ogni regime tiene a non farsi mai mancare.

Dunque si è confermata una volta di più l'idea che come spesso è accaduto i Giochi Olimpici siano una vetrina per mostrare al panorama internazionale tutta la potenza economica, culturale, politica e militare di una nazione. Ah già dimenticavo, ed in questo caso più che mai anche sportiva.

Tutto questo, non fraintendiamoci, può anche non essere necessariamente negativo, purché in questa voglia di primeggiare rientri anche la voglia di essere più democratici degli altri (o almeno alla pari), la voglia di avere un popolo tecnologicamente al passo con i tempi attraverso un uso libero della rete e delle informazioni, la voglia e la grandezza di saper gestire questioni diplomatiche senza necessariamente usare i carri armati.

Alla luce di quanto visto finora così purtroppo non è, ed anzi il maniacale controllo del regime non ha saputo inventare nulla di meglio che installare lanciamissili intorno agli impianti sportivi. Certo, c'è chi dice che probabilmente ci vuole tempo perché possa maturare anche da loro la democrazia, e per noi che siamo fuori da quel terribile sistema ci è anche semplice accettarlo, ma questo significa comunque condannare tante persone innocenti che adesso, proprio in questo momento, non fra decine di anni, stanno soffrendo e vivendo un incubo di repressione, e qualunque festa olimpica per quanto sfarzosa come questa non deve riuscire a mascherarlo.

Infine, tornando all'argomento di apertura, un pensiero va agli organizzatori della cerimonia inaugurale dei prossimi Giochi Olimpici, cosa mai potranno inventare per fare qualcosa all'altezza di quanto appena visto in Cina? Di certo non vorremmo essere al loro posto ma a fronte di tanto stucchevole sfarzo e tanto dissennato dispendio di denaro (sprezzante verso la grande povertà di molta parte della popolazione cinese) l'unica cosa di meglio che si possa fare è una semplice e sobria cerimonia che riporti l'uomo nell'originaria dimensione di unione con lo sport.

2008/08/08

Giochi pericolosi, Pechino 2008 fra Sport e Politica



L’interrogazione sul perché affidare allo Sport ciò che la politica non riesce a fare che si è diffusa recentemente a livello mediatico rappresenta senza mezzi termini manifestazione di ignoranza o peggio malafede. E’ certamente cosa tollerabile se espressa dall’uomo della strada ma non da chi ricopre ruoli ai vertici dello Sport e della politica nazionali, ed è addirittura triste e squallido constatare come siano proprio questi reggenti dello sport a sminuirne il ruolo centrale che tutti sappiamo avere nella società attuale.

Ma qual è stato l’elemento scatenante tale dibattito? Dopo mesi di riflessioni circa l’opportunità o meno di boicottare i giochi olimpici in Cina per il mancato rispetto dei diritti umani, dopo le conseguenti minacce di alcuni comitati olimpici di voler intraprendere azioni di protesta, dopo l’annuncio di singoli atleti di non presenziare alla cerimonia inaugurale, il CONI, il comitato organizzatore (BO-COG), il CIO ed alcuni politicanti hanno cominciato a soffrire la sempre più forte pressione dell’opinione pubblica e di quella parte responsabile dello sport e della politica.

Ignoranza o malafede si diceva, per innumerevoli motivi; perché lo sport è sempre stato intrecciato indissolubilmente con la politica e la storia sociale, lo era addirittura già ai tempi delle Olimpiadi antiche che furono modello di ispirazione del barone de Coubertin fondatore del CIO e di queste Olimpiadi moderne. Infatti in quei tempi non era insolito che a gareggiare fossero gli stessi personaggi di spicco e reggenti delle città stato perché la vittoria era capace di consacrare la gloria dei trionfatori unitamente a quella delle città di provenienza.

Ma senza andare a scomodare gli antichi greci anche i giochi dell’era moderna sono stati, nel bene e nel male, costellati di aspetti politici; dall’astuto sfruttamento dei Giochi Olimpici per la propaganda fascista, che ispirarono poi quelli della propaganda nazista (1936) i quali a loro volta furono purtroppo fonte di ispirazione di numerose manifestazioni propagandistiche successive soprattutto di stampo comunista, inclusa probabilmente anche quella che sta per iniziare. Come dimenticare poi i reciproci boicottaggi URSS - USA (Mosca 1980 - Los Angeles 1984) durante la guerra fredda ma anche e soprattutto i bellissimi gesti di Responsabilità Sociale da parte degli atleti nei giochi di Città del Messico 1968.

E’ fatto noto altresì che da decenni ormai l’assegnazione dei Giochi con il vorticoso giro di denaro ad essa legato è divenuta occasione una tantum di rinnovamento delle infrastrutture non solo sportive di città e paesi assegnatari. E’ proprio di queste settimane la notizia che il rimodellamento urbano di Pechino ha interessato ben l’80% della capitale. Dato questo che impressiona soprattutto se, provando ad immedesimarci, pensassimo alla nostra città di residenza irriconoscibile a tal punto da sembrarci quasi completamente estranea.

Quindi che dire di questi contratti fra il CIO e le istituzioni locali e nazionali in occasione dell’assegnazione dei Giochi? Si tratta forse di sport? Evidentemente no, eppure in questi casi nessuno di questi “signori dello sport” si è mai lamentato.

E ancora, per motivare l’epurazione dallo sport degli aspetti sociali questi affermano che il CONI ha il dovere di rispettare le regole dettate dal CIO, creando però il triste paradosso in cui quello che in Italia è praticamente un Ministero deve sottostare alle direttive di una organizzazione non governativa assolutamente autoreferenziale con sede nella città elvetica di Losanna che di fatto non è altro che un ente di diritto privato.

Ente tutt’altro che trasparente dal momento che i membri che lo compongono vengono eletti per cooptazione, non hanno limite di mandato e degno di nota è il fatto che in ben 115 anni dalla fondazione ha avuto soltanto 8 presidenti.

Infine a chi afferma ipocritamente che la politica non deve entrare nello sport è il caso di chiedere allora cosa ci facciano fra i membri del CIO personaggi come il concittadino avezzanese di chi scrive, Mario Pescante, il quale pur avendo ricoperto anche ruoli di spicco nel governo dello sport italiano è stato, è e sarà, fondamentalmente un uomo di partito e non ha mai smesso di esserlo.

E’ palese che in occasione di questi Giochi si poteva ottenere qualche strappo in termini di diritti umani dal regime cinese, se il CIO con la complicità di tanta parte del mondo politico mondiale non avessero deciso di chiudere tutti e due gli occhi in cambio di lucrosi affari e tornaconti che nulla hanno a che vedere con gli ideali sportivi.

In buona sostanza i vertici dello sport hanno sempre assunto un atteggiamento piuttosto schizofrenico riguardo i rapporti con la politica, in cui questi sono tollerabili e benvenuti quando portano business ed intollerabili quando portano messaggi sociali.

Eppure proprio per i precedenti storici e proprio per la grandissima potenza mediatica che ha lo sport, questi Giochi Olimpici di Pechino 2008 sono l’occasione perfetta per aprire questo squarcio di democrazia in un paese tanto importante nel panorama internazionale quanto grande e popoloso.

Dunque chiamatisi fuori il mondo politico e la dirigenza dello sport (che evidentemente talvolta coincidono) viene da chiedersi chi oltre ai milioni di persone comuni ed attivisti che nel proprio piccolo fanno quanto possibile per questa causa potrà dare il colpo decisivo?. A questa domanda retorica risponde ovviamente e soprattutto la figura dell’atleta.

Chiamati in causa alcuni l’hanno eroicamente abbracciata mentre la grandissima parte di loro si è defilata.

Questi hanno paura che venga tolta loro la vetrina di prestigio ed in effetti se così fosse sarebbe certamente un peccato. Ma non si pretende certo da loro il boicottaggio della manifestazione, chiunque ami un po’ lo sport può capire che questi ragazzi si sono allenati duramente ed hanno fatto molti sacrifici in questi quattro anni per arrivare al meglio e poter dare il massimo in questo mese.

Ma purtroppo si tratta talvolta di ragazzi capaci di raggiungere l’acme delle proprie discipline sportive senza sapere cosa lo sport sia in realtà e senza rendersi conto di quanto più importante sia oggi ed in queste occasioni lo sport quale veicolo di comunicazione (sia nel bene che purtroppo nel male) rispetto all’insieme dei gesti sportivi, dei tempi, delle distanze e dei punteggi presi in assoluto. Insomma un po’ come si dice di chi ha il pane e non i denti, manca fra la maggior parte degli atleti paradossalmente la consapevolezza di quanto siano essi importanti aldilà del raggiungimento o meno di record e primati, e soprattutto di quanto un gesto per il sociale in una manifestazione internazionale possa diventare un messaggio universale ed immortale come è stato per l’indimenticato podio di Tommie Smith, Peter Norman e John Carlos, in un contesto politico e sociale a livello internazionale molto simile a quello che troviamo oggi (a dire il vero probabilmente ancor più difficile) ai Giochi di Città del Messico ’68, esattamente quarant’anni fa.

Concludendo con questa bella immagine negli occhi, quindi, aggiungo a questo oceano di informazioni sui Giochi Olimpici di Pechino 2008 queste mie parole quasi a mò di rito propiziatorio, affinché gli atleti possano essere capaci di compiere un nuovo importante gesto di Responsabilità Sociale che, anche se molto piccolo, saprà essere di innesco per un processo che indurrà significativi risvolti umani. Allora sì che non si potrebbe chiedere di più allo sport.